Esperya reloaded: che fare?

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Questo argomento contiene 34 risposte, ha 24 partecipanti, ed è stato aggiornato da  massimopuntob 1 mese, 4 settimane fa.

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  • #38

    Antonio Tombolini
    Amministratore del forum

    Se leggi questo post, vuol dire che hai saputo. Hai saputo che Patrizia, mia moglie, e io, ci siamo ripresi Esperya. O meglio, Esperya ci è ricascata addosso. Il problema ora è: che fare?

    La prima ipotesi, ed era sinceramente la nostra, è semplice: niente. Ci siamo ripresi Esperya perché era una nostra creatura, e ci piaceva l’idea che tornasse a casa. Se volete un souvenir. Un souvenir a noi molto caro, ma un souvenir.
    Poi, quando è tornata a casa, qualcosa ha cominciato a muoversi nelle nostre pance, nei nostri cuori, nella nostra testa: e se invece ne facessimo qualcosa?

    Ebbene sì, vorremmo almeno provare a farci qualcosa. Poi magari finisce che torniamo all’ipotesi del souvenir, ma vogliamo provarci. Quali passi fare per decidere cosa farne e come farlo?

    Esperya nacque prima di Esperya: il sito che divenne pubblico nel febbraio 1998 era stato preceduto da lunghi mesi e anni di scambi, idee, cazzeggi, incontri anche de visu, che avevano un loro epicentro, quello che potrebbe essere considerato un forum dell’epoca: il newsgroup it.hobby.cucina (che sempre sia lodato).
    Mèmore di questo percorso di gestazione, Esperya non ebbe timore a mettere al centro della sua proposta esplicitamente commerciale proprio un forum, dove ciascuno poteva intervenire con suggerimenti, critiche, idee, complimenti e lamentele, e questo, per l’epoca, fece la differenza con tutto il resto, al di là della selezione dei prodotti che essendo fatta (modestamente) dal sottoscritto non sembrava così male.

    Ci siamo detti che provare a rimettere in vita Esperya assomiglia un po’ alla fase di scongelamento da un’ibernazione: sono passati quasi venti anni, il mondo è cambiato, l’Internet è cambiata, il mondo del food & wine è cambiato, noi siamo cambiati. Per questo abbiamo bisogno di capire cosa dell’Esperya di allora va ripreso e portato avanti, e cosa di nuovo gli è richiesto per esserci oggi, in questo mondo, in questa Internet, in questa realtà.

    Una prima cosa siamo convinti vada ripresa: non vergognarci di chiedere aiuto ai nostri amici, ripartendo proprio da qui, da un Forum, che ci fa piacere campeggi nella nuova homepage di Esperya, e da cui diciamo subito il nostro grazie a tutti quelli che vorranno esserne parte e darci una mano: grazie!

  • #13086

    Mariano
    Partecipante

    vent’anni …

  • #13087

    Pax
    Partecipante

    Internet point a Piazza Mare all’Arco (Gaeta). Vi andavo spesso spinto dalla curiosità di questo nuovo mondo, internet appunto. All’epoca avevo una fissa: lanciare la tiella di Gaeta. Mi imbatto in un sito con un nome molto bello, gestito da un certo Antonio Tombolini. La sede era Porto Recanati…Nel sito scopro che c’era anche Di Ciaccio, un gaetano che vendeva (e lo fa tutt’oggi) biscotti e altre prelibatezze. Ricordo che chiamai per proporre la tiella, e mi dissero che Antonio era al Cibus di Parma per fare l’assaggiatore (pensai, beato lui 🙂
    Conobbi cosi, vent’anni fa, Antonio, persona straordinaria e fuori dal comune, e Esperya, ovviamente.
    Oggi come allora (anzi, sicuramente più di allora, tempi pioneristici in cui le pagine si caricavano dopo 10 minuti 🙂 sono convinto che Esperya avrà un grande futuro 🙂

    Avanti tutta!!!

    Luigi Passerino

    • Questa risposta è stata modificata 4 mesi, 4 settimane fa da  Pax.
  • #13089

    cieffe27
    Partecipante

    Io non ho vissuto quell’avventura in maniera così diretta, ma dal racconto di chi invece ci ha partecipato ho conosciuto (per ora solo virtualmente) Antonio col quale mica sempre sono d’accordo su tutto ma che è garanzia di pensiero non banale da chi sa capire il mondo che verrà.
    Non so come funzionava allora la logistica e come vorreste farla funzionare oggi, so di sicuro che di luoghi di confronto e discussione sincera c’è sempre bisogno. C’è bisogno di luoghi di educazione, che la differenza nel cibo mica la fa un bollino (che anzi sono il male perché fanno credere sia tutto riducibile a burocrazia).
    Il cibo per molti è una passione, coinvolge tutti i sensi come pochi altri piaceri. Ho fiducia che Esperya possa diventare il primo sito che coinvolga tutti i sensi di chi si appassionerà a frequentarlo.

  • #13090

    Max Uggeri
    Partecipante

    Qualche vita fa ero un cliente (sicuramente early adopter, come è mia abitudine) di Esperya: ci ho comprato più volte, ne ho un ottimo ricordo. Poi si è “diluto” tutto, ho visto arrivare “la qualunque” e sono migrato su altri lidi, come Karasardegna, in grado di soddisfarmi.

    Incontriamoci, parliamone, buttiamo giù una lista della spesa e se vuoi io salto a bordo subito. <3

  • #13091

    carlopiasentin
    Partecipante

    Dalla periferia Nordest dell’Impero, ora come allora, presente!

  • #13092

    gianpaolo paglia
    Partecipante

    Per me e’ come un flash back di ritorno al futuro.
    Come sai con te io provo (quasi) tutto.
    Col vino non ci siamo trovati, magari qui ci possiamo riprovare.

  • #13093

    allembic
    Partecipante

    Non lo so, ma la notizia mi intriga, mi fa felice e mi stimola. Ci mangio sopra.

  • #13094

    daniele14
    Partecipante

    Antonio, esperya e’ stato un amore ti avevo seguito anche in vyta, ti seguiro’ ancora….in bocca al lupo ogni decisione prendiate

  • #13095

    paolotombolini
    Partecipante

    Cambierei il logo, per cominciare, magari chiedendo consulenza allo studio Pirella 🙂
    Poi, più di cosa fare e come farlo, che è sempre il tuo forte, preoccupati e scegli con cura chi porti in barca con te e come guidi la loro collaborazione nel progetto. Lì si può fare moooolto meglio (di allora).
    Per il resto, allora dicesti che ci volevano minimo 2 m di euro per rifare un’altra roba tipo Esperya 2. Per cui se ti butti di nuovo sullo stesso format, che tuttora nn è stato replicato, almeno ci vuole il doppio, 4 m. Se no, è un’altra cosa, tipo quella che ti mandai nel 2013. Magari rileggila se te la ritrovi, e ti viene in mente qualcosa. Ciao, P@olo

  • #13097

    Giorgio Brojanigo
    Partecipante

    Ciao Antonio, ciao tutti, ciao Gianpaolo 🙂 Non ho grande esperienza nel settore food e wine come “bottegaio” 🙂 quindi perdonatemi se scrivo cazzate 🙂 Non vorrei sbagliarmi ma credo che su Esperya feci il mio primo ordine online e l’idea che possa rinascere mi affascina molto. Avendo qualche esperienza nell’e-commerce credo che un primo tema per un Esperya Reloaded sia quello del tipo di clientela a cui rivolgersi. Una delle differenze principali rispetto a 20 anni fa è l’investimento necessario per raggiungere un traffico e un database utenti consumer sufficientemente grande da sostenere l’attività. Gli investimenti sono più che milionari e far partire quasi da zero un sito B2C, con un nome e un’esperienza che molti ricordano ma che non parte da una base cliente ad es offline, può essere veramente “capital intensive”. Non potrebbe essere un’idea avere un’Esperya più focalizzata sul B2B? Che abbia come sua mission portare a ristoratori e chef, italiani e internazionali, il meglio dei prodotti italiani (e non solo, non siamo mica sovranisti :-D) Non intendo con questo che non dovrebbe vendere al consumatore ma che il posizionamento e l’investimento dovrebbe essere indirizzato primariamente a una clientela meno numerosa ma con scontrino medio alto, più alta frequenza d’acquisto e probabilmente raggiungibile con budget inferiori. Vendere agli chef per attirare come effetto collaterale anche i tanti chef wannabe 🙂 My 5 cents
    P.S. se poi lo fai così mi puoi ringraziare con un 1% delle quote ?

  • #13098

    Giorgio Brojanigo
    Partecipante

    Ovviamente era my TWO cents ma meglio abbondare che sei già in crowdfunding! ?

  • #13099

    Luca Pinny
    Partecipante

    Esperya 20 anni fa era innovativa, quasi una rivoluzione/rivolta alla massificazione del cibo e alle pennete alla vodka et preveggente.
    Esperya 20 dopo deve essere ancora rivoluzionaria e preveggente.
    Sulla falsa riga d’espery molte cose sono nate, molte sono morte atre funzionano piu’ o mene bene.
    Proprio 2 o 3 settimane fa all’apertura qui a Parigi di eataly io e Luigi (Antonio sa di chi parliamo 😉 ) ci dicevamo che avrebbe potuto esserci Esperya al posto di Eataly.
    Ma di se e di ma si riempiono i fossi.
    Sono sicuro che Antonio ha aperto questa discussione perché non é ancora cosi vecchio dentro per sedersi sui ricordi (pur sempre piacevoli).

    Quindi che fare? non lo so ancora ma ancora oggi mi rode che l’esperienza di Esperya sia finita cosi’ quindi …..
    So un unica cosa che dovrà essere diversa, innovativa….
    Primadi tutto di cosa si occupera? Prodotti VERI? cibo? bevande? persone? relazioni?
    à bien Tôt

    • #13132

      Antonio Tombolini
      Amministratore del forum

      @Luca

      prodotti VERI?, cibo?, bevande?, prodotti?, relazioni?”

      E se fosse… ALL OF THE ABOVE? 🙂

  • #13100

    luigi
    Partecipante

    La cosa di cui sono piú orgoglioso è che “io c’ero”.
    1999 incontro Antonio e visito un locale di qualche decina di m2, la culla di Esperya.
    Ho vissuto quel periodo con esaltazione imparando da lui tutto sull’eccellenza italiana (ineguagliabile!) in fatto di cibo.
    L’incredibile simbiosi con Slow Food ed i saloni in Italia e in Europa dove eravamo la vedette.
    Come risposta quando ci chiedevano quali erano i nostri rapporti con Slow Food, qualcuno aveva coniato una bella metafora:
    Slow Food fa le feste ed Esperya porta le ragazze!
    Poi una crescita vertiginosa con l’arrivo dei soldi di freddi tecnocrati che peró hanno soffocato lo spirito di Esperya snaturandola irrimediabilmente.
    Senza contare la rapacitá dei corrieri internazionali che con costi assurdi non poco hanno contribuito alla crisi del modello economico.
    Pensare che oggi Eataly consegna in Europa con un costo forfettario di 6€50.

    Che fare oggi?
    Vedo cervelli che fumano perchè la voglia di rivincita è tanta.
    Concentriamoci su cosa non c’è e sulle voglie di tanti.
    Slow.
    Questo per me è il paradigma da cui partire.
    Dopo le ubriacature del fast and furious, anche le nuove generazioni scalano le marce, aprono il finestrino e cominciano a guardare il paesaggio.
    Chi viaggia fuori dai sentieri battuti, conosce la difficoltà di trovare un Agriturismo, un B&B con un offerta originale per un’esperienza autentica. Brutte sorprese salvo la garanzia del passaparola.
    L’ultima iniziativa di Esperya fu quelle di creare un’offerta di questo tipo. Partecipai ad un test con giornalisti di testate europee che fu alquanto convincente.
    Oggi c’è un’offerta ma frammentata ed inintelligibile. Tanti validi operatori che non hanno i mezzi e gli strumenti per sviluppare l’attività.
    Perché non inventare un AirB&B/Booking specializzato che accompagni questi operatori, aiutandoli a sviluppare l’offerta, cerificandone la qualità.
    Sviluppo dell’offerta?
    Si. Attività enogastronomiche, visita di piccoli produttori del comprensorio. Visite culturali. Escursionismo.
    Un package di attività, per chi lo desidera…
    Il dolce far niente per gli altri.

    Vi regalo anche il nome:
    Agrifoodismo

    Poi da cosa nasce cosa.
    Forniture di prodotti proposti ai clienti regolarmente, mini-saloni del gusto, eventi nelle città piú importanti…

    By

    NB
    Investimento iniziale contenuto:
    Sede, sito…

  • #13101

    MikeTommasi
    Partecipante

    Presente!

    Alle sagge parole di Luigi aggiungo: “l’arrivo dei soldi di freddi tecnocrati e dei guru ha soffocato anche lo spirito di Slow Food snaturandolo irrimediabilmente”

    Forse bisogna anche fare reset lì, trovando uno spirito slow rinnnovato, esente da quelle brutte cose che arrivarono circa 2003 e che mi spinsero ad abbandonare definitivamente SF, dopo anni di attività intensa: il militantismo fine a se stesso, il luddismo, il culto di guru affabulatori, il culto del soldo e quindi di Farinetti (non fraintendiamo, ammiro Farinetti), il culto dei media. Quel brutto atteggiamento di essere stufo di aiutare le produzioni locali, perchè se il resto del Carlin ormai va in vacanza in Messico che è più sexy del Molise, i media ti seguono e parlano ben più volentieri del caffè di Quaquatemando o del cacao di Txokorì che della patata Turkesa di Campobasso.

    Ma lasciamo stare SF, e passiamo oltre, please. (ogni tanto devo sfogarmi)

    Sono qui.

    ciao Antonio, un abbraccio

    Mike

  • #13102

    cadalnon
    Partecipante

    Ciao Antonio,
    quando ho visto la notizia, mi sono subito detta wow Esperya, wow Antonio is back! Su molte cose la penso come Mike, bisogna trovare la novità nell’antico, ricaratterizzarsi se si vuole partire a nuovo con un percorso interrotto.
    A disposizione sempre per brain storming & more… magari davanti ad un bel piattone fumante di qualcosa di buono!
    Un abbraccio Mariangela

  • #13103

    Cencimar
    Partecipante

    Ciao Antonio

    c’ero nel 1998 quando nacque e c’ero quando scrivesti quella email dicendo ch c’erano problemi di server.
    Quindi il mio contributo a che non resti un semplice souvenir è questo.

    Un luogo di eccellenza che non sia solo in rete ma che possa diventare fisico, dove comprare certamente (in rete), ma dove scambiare anche le espeienze, un luogo anche fisico che diventi un punto di cultura di educazione e perché no di formazione. Un incubatore intorno alla cultura del cibo per coloro che intendono sviluppare il prossimo elettrodomestico, la prossima app o lanciare la loro start-up farm. Un luogo non solo chiuso all’Italia ma che riesca a portare la cultura del cibo verso Est (ché negli US hanno già i fettuccini Alfredo). Ad Est perchè dalla Cina a Singapore la cucina e la cultura italiana viaggia a velocità inaudite.
    A disposizione!

    Marco

    • Questa risposta è stata modificata 4 mesi, 3 settimane fa da  Cencimar.
  • #13105

    Teresa De Masi
    Partecipante

    Eccomi qua, c’ero allora e posso mancare adesso?
    E di istinto, dico: allora esperya fu la risposta a persone come noi, che cercavano cibo vero senza riuscirci – ricordo ancora la tua prima *confessione*, quando lanciasti l’amo dicendo che la bottarga, in futuro, me l’avresti fatta trovare tu 😀 – oggi esperya dovrebbe fare un salto in avanti puntando alla generazione Instagram. Sì proprio quella dei selfie, degli influencer, delle chiare ferragni.
    Esiste lì un vuoto ed un bisogno, e lo vedo tutti i giorni per l’account che gestisco in cui racconto (o almeno ci provo) l’esperienza a Fico della pasta di Gragnano Di Martino. E da lì secondo me bisogna partire: da quel vuoto, che aspetta solo di essere colmato. Ed una nuova Esperya potrebbe porsi come lo strumento perfetto per farlo: strumento culturale, innanzitutto.
    Non aggiungo altro, perche’ non voglio essere troppo prolissa. Anche perché chi c’era lo sa: il di più viene dal Maligno. 😀

  • #13125

    Giuliano Gnagnatti
    Partecipante

    Ciao Antonio. Ho amato Esperya quando l’avete creata e cresciuta, quando era “fuori della legge” e l’avevo eletta a benchmark per il Food & Wine del mio sito/sogno di allora (stessi tempi eroici di Internet 1.0). Ho sofferto quando vi e’ stata tolta e sono strafelice che ve la siate ripresa. Io ci sono, se posso contribuire, pur da dinosauro del web (e neppure ‘social’).
    Butto solo giu’ qualche ipotesi e qualche nota alla rinfusa. L’ipotesi di base (correggimi/correggetemi se troppo limitativa) e’ che Esperya continui a proporsi di rendere possibile/fruibile/facile l’esperienza anywhere (in senso lato, che qui chiamerò “esperyenza”) di prodotti enogastronomici autentici, tracciabili, eccellenti (da definire) e in qualche modo unici/non fungibili (please add or delete as required). Il corollario alla fruibilità ubiquitaria (e per la self-sustainability di Esperya come business) e’ che il ‘backbone’ ne sia nuovamente una piattaforma e-commerce (catalogo online, order processing, secure payment) supportata da un sistema di fulfilment piu’ o meno integrato/distribuito (supply ordering, warehousing, despatch, home delivery) che sia efficace ed efficiente sotto il profilo operativo e della soddisfazione del cliente. Ora, pur aspirando all’eccellenza su tutti gli anelli della catena (unicità, qualità e tracciabilita’ prodotti; contenuti; user interface; fulfilment) – eccellenza che Esperya aveva a suo tempo conseguito – sarebbe difficile competere oggi SOLO sul modello e-commerce B2C di base, come già rilevato in questo forum. La già menzionata proliferazione di siti e-commerce specialisti (food & wine) da un lato, la crescente dominanza di mega-players generalisti o meta-settoriali dall’altro (Amazon nell’e-tailing) e, in parallelo a questi cambiamenti nello scenario competitivo, il costo crescente dell’online advertising (ricordate quando pubblicizzare sullo shop di Google era free of charge?) sono fra i fattori critici per una re-entry centrata solo su quel modello. E’ stata menzionata in proposito l’ipotesi alternativa di un modello B2B destinato all’acquisto ‘professionale’ con transazioni più grandi e più frequenti, che potrebbe essere una delle strade, ma che vedrei come un caso particolare di un modello più ampio e aperto. Penso ad una molteplicità di “modalita’ di esperyenza” (in termini di tipologia cliente/i, modo di uso/consumo/condivisione/interazione e luogo di fruizione) e di “canali” (catene di nodi attraverso i quali transazioni avverrebbero per rendere possibile una certa modalita’ d’esperyenza), tutte centrate sul backbone principale (catalogo, ordine, pagamento, fulfilment) in cui si verrebbero ad innestare e che di fatto possono estendere (nei canali ‘lunghi’) in una catena di transazioni successive. Esperya sarebbe il brand di tutto questo, non solo il ‘backbone’ o un sito web, ma anche l’aggregatore, facilitatore (by making it possible and easy) e integratore di una molteplicità di modalità di esperyenza e di canali. Il che potrebbe includere anche luoghi fisici di tasting e dibattiti cultural-gastronomici con brand Esperya, come suggerito in questo forum. Penso anche a bancarelle e presenza nei farmer markets o food festivals, Esperya on the road insomma. Spero di non aver messo troppa carne al fuoco…
    In bocca al lupo.

    • #13130

      Antonio Tombolini
      Amministratore del forum

      @Giuliano, solo per dirti che da questo tuo intervento è nata una bella riflessione tra di noi che metteremo a frutto fin da subito nella architettura di Esperya /Reloaded. E “Blockchain”, sia nel suo senso più strettamente tecnologico, che come ispirazione, è la parola al centro che guiderà il nostro lavoro nel delicato processo di uscita dallo stato di ibernazione cui Esperya è stata sottoposta 🙂

  • #13131

    Giuliano Gnagnatti
    Partecipante

    Grazie Antonio, mi fa un immenso piacere. Seguiro’ con attenzione la rinascita (o reinvenzione) di Esperya. Count me in, per qualsiasi cosa.

  • #13135

    Maria Ferdinanda
    Partecipante

    Ciao Antonio, chi si rivede! Ti ricordi di Metacibica?

    Mi pare che la risposta al “che fare” traspaia dal tuo ultimo intervento. Comunque mi permetterò di scoprire l’acqua calda: prodotti alimentari tracciati con la blockchain in tutte le fasi di produzione e trasformazione. E’ ciò che gli altri non hanno e che garantisce sia la fiducia sia la disintermediazione

  • #13136

    andreabez
    Partecipante

    mi infilo qui per fare una domanda su cibo e blockchain.
    sono solo io che penso che la blockchain alla fine non riesce a garantire quello di cui ci sarebbe bisogno sulla filiera del cibo, se non solo avere certezza del QUANDO una cosa/transazione/fase produttiva è avvenuta?

    grazie
    ab

  • #13138

    Nane Cantatore
    Partecipante

    Dalle molte riflessioni lette finora, mi sembra che ci sia un generale tentativo di pensare “out of the box”, che è proprio quello che ci serve. Bene, allora cominciamo a vedere che cos’è questa scatola: per me, la scatola è lo store classico, il modello del negozio in cui si trovano merci di vario genere. Può essere il megastore di Amazon o il sito specializzato in prodotti tipici di Montelupino di sopra, ma l’idea è sempre quella: vieni da me e trovi delle cose in vendita.
    Credo che sarebbe utile, invece, ripartire un vecchio ragionamento di Antonio ai tempi del forum, quello della piazza. Provo a spiegarmi: Esperya reloaded fornisce una serie di servizi (la backbone di Giuliano) a produttori, consumatori e trasformatori (ristoranti e altre strutture) per farli lavorare meglio e farli incontrare e interagire. Un esempio (anche questo di Antonio): c’è una bella forma di Parmigiano 96 mesi, ma per aprirla il produttore vuole che almeno un terzo sia già venduto; bene, si usa Esperya come una sorta di crowdfunding e, una volta raccolta le quote, si apre, si impacchetta e si spedisce (ovviamente con la nostra piattaforma).
    Insomma, mi immagino Esperya come un connettore di relazioni e un facilitatore di esperienze, con la blockchain come tecnologia enabling per tracciare tutti gli scambi, identificate tutti i soggetti (persone associazioni gruppi eventi merci) e gestire anche le transazioni monetarie interne (verso euro nel mio wallet, gestisco le transazioni in token, ricevo token quando vendo qualcosa, prelevo euro dal wallet). Accanto a questo, un altro aspetto chiave, quello della selezione: qui si trova la roba *che ci piace*: entrano solo prodotti approvati (con relativa registrazione on chain di assaggio e valutazione, su cui ognuno può dire la sua). Ovviamente, chi è dentro può proporre, valutare le proposte altrui, portare amici, organizzare cose, produrre contenuti e ricevere una remunerazione in token.
    Una soluzione del genere potrebbe anche prestarsi bene per la raccolta di finanziamenti, sia per l’effetto ficaggine di un modello nativo sulla blockchain, sia perché una roba del genere funziona molto bene con un modello di crowfunding/ICO. Non solo: partire in questo modo, con una struttura fortemente partecipativa, ci permette di progettare una crescita molto gestibile, in cui le risorse arrivano in parallelo allo sviluppo della rete. Ciò risolverebbe anche il problema della massa finanziaria necessaria a partire.

  • #13140

    dantedb
    Partecipante

    Beh, la prima cosa da fare sarebbe modificare il titolo del thread: si scrive reloaded…
    La seconda, ma la prima per importanza, è rivolgere un caro, carissimo, commosso saluto ad una colonna del “furum” (cioè il forum che fu). La mimosa di Vicopisano, presente in quasi ogni suo messaggio, io, non l’ho mai vista, ma ho conosciuto Nicola Bovoli, la sua passione, la sua disponibilità, il suo entusiasmo infinito per Esperya. Che lui oggi non sia qui con noi è un peccato.
    La terza… parlavo, Antonio lo sai, di Esperya a casa di quell’impareggiabile ospite ed insuperabile produttore di olio che è Ciccio Pellegrino. Non c’era stata prima, non c’è stata dopo, una cosa simile.
    Quando Massimo oggi mi ha dato la notizia, il cinico sorriso che ormai credo accompagni tutti noi vent’anni dopo, ha visto ha perso parte del suo cinismo.
    In sintesi… io ci sono, vediamo che succede.
    Per ora, basta cosi: bentornati a tutti, foss’anche solo per poco (ma, considerata la concorrenza, non vedo perchè dovrebbe essere per poco).
    Ciao,
    Dante

    • #13143

      Antonio Tombolini
      Amministratore del forum

      E intanto ho corretto il titolo, grazie 🙂

  • #13145

    Giank Montico
    Partecipante

    Ciao Antonio,
    e ciao a tutti gli amici entusiasti della vostra iniziativa di ripartire con Espeyria Reloaded!! 🙂
    A me è piaciuta la parola “Experyenza” anche perchè puoi farne il neologismo anche in inglese “Experyence” e, al di la che difenderei la nostra bellissima lingua a prescindere, la lingua inglese la fa da padrona in un mondo globalizzato…
    Al di la di questa cosa, a me piace saperti pronto non solo a ripartire, ma anche a ripensarla con strumenti più attuali.
    Sul fatto di scegliere tra B2C e B2B è evidente che partire con il B2B sia una strada a maggiori possibilità, ma certamente “il bisogno” manifestato da Teresa de Masi è una strada intrigante, per quanto a me sconosciuta alla base! non uso Instagram 🙂
    In ogni caso Esperya può cogliere ancora frutti gustosi come allora. Ne sono certo!
    Io, Antonio, per quello che posso sono pronto.
    G.

  • #13148

    paolotombolini
    Partecipante

    Ritengo il B2B un canale impossibile da percorrere. Già esperya allora lo capi’ chiaramente, e oggi è ancora più ovvio. Ogni operatore è:
    A. Indirizzato a comprare da un grossista di media bassa qualità che gli da’ anche il tipico;
    B. Interessato almeno a marginare il 50%, per campare. Significa raddoppio del costo di acquisto. Con i prezzi dei produttori veri di alta qualità oggi questo margine è ingestibile, nessuno ricomprerebbe da questa filiera;
    C. È alla ricerca costante della sorgente diretta, anche se nn è in grado di avere tutta una gamma ampia, almeno può raccontare la sua storia di scoperte, e riesce a marginare a sufficienza;
    D. È presente a fatica in un mercato in saturazione da prodotto tipico per quanto riguarda punti vendita, osterie, degusterie e ognuno di questi cerca sovente materie prime medio basse per campare;
    E. Il valore aggiunto di reperire prodotti eccellenti, prerogativa di esperya, taglia il canale B2B perché gradino di guadagno per l’operatore è inesistente anche se esperya marginasse solo un 20%,che è poi improponibile.

    L’unico B2B sensato sarebbero negozi propri, flagship, o dove l’operatore intermedio è socio con esperya e partecipa di tutto, investimenti, costi, prodotti.

    Cmq, esiste un B2B che funziona mi pare nel settore ed è Valsana.
    l’unico con prodotti e gestione valida. Spostato come offerta sui formaggi e come provenienza sul Nord. Fino ad un paio di anni fa aveva anche un b2c che ha chiuso, per dare più spinta al B2B .

    Loro stanno crescendo, quindi forse spazio c’è. Cmq ci vogliono rappresentanti e gestione alla vecchia maniera delle vendite (e incassi).
    Valsana effettivamente funziona perché per il resto c’è il deserto. Cmq mantengo la mia opinione, verificata, che il B2c via negozi fiaici sia al primo posto con una piattaforma online che gestisca la community, le iniziative, le prenotazioni della spesa gestita localmente.
    Una delle poche cose che so che funziona bene è la consegna a domicilio ovunque di prodotti tipici, quindi negoZio locale+piattaforma web+ consegne a domicilio. Ogni negozio il suo magazzino, con magazzino centrale esperya per il consolidamento delle quantità, posto in località giusta.
    Offline+online.

  • #13149

    Giank Montico
    Partecipante

    Il problema del margine alto su prodotti di medio bassa qualità è il male di questa epoca.
    E’ evidente che il B2B va coniugato con una cultura della qualità di prodotto e non sulla mera marginalità come se si vendesse a scaffale su enormi volumi.
    E’ altrettanto evidente che oggi molti consumatori si muovono ordinando on-line da produttori scelti in base alle loro necessità di consumo.
    Questo bypassa tutta la filiera di distribuzione e quindi la consegna a domicilio è certamente condizione necessaria per far funzionare tale modello di acquisto.
    Poniamo l’ipotesi che Esperya si muova su questo terreno, mi pare di capire che si voglia concentrare su un magazzino centrale (Esperya) che fornisce “on-demand” i magazzini di negoZio (mi piace il brand!!) che, a seguito degli ordini effettuati sulla piattaforma, faccia la consegna a domicilio (Se ho capito bene il modello business).
    Sempre se ho capito bene il modello, allora i negozi fisici sarebbero più dei “Showroom” e magazzini, che dei negozi veri e propri, perchè la clientela “on-line” non si aspetta di muoversi per andare a comprare nel negozio. Quindi la domanda è che funzione ha il negoZio locale se gli togliamo la sua funzione principale di vendita?
    Poi, a meno che Esperya e i suoi promotori siano interessati alla proprietà dei negoZio, allora la soluzione è quella consortile, almeno sul territorio italiano.
    Ma poi c’è da chiedersi se aprire i canali internazionali, vista la continua ricerca di prodotti italiani di alta qualità soprattutto ad Est e Estremo Oriente.
    Ciao Giank

  • #13152

    Giuliano Gnagnatti
    Partecipante

    Prendo spunto dagli ultimi post di Paolo Tombolini e Giank e provo a portare un mio contributo al dibattito, in particolare sulla questione B2B vs B2C e sulla funzione del ‘negozio’. In un mio precedente intervento immaginavo Esperya come brand e hub aggregatore e facilitatore di modalità e canali di esperyenza nell’area del food autentico, unico e di qualità. Gia’ allora scrivevo che il B2B va visto solo come una delle tante possibili permutazioni di modalità e canali. Vorrei qui chiarire e ‘fluidificare’ ulteriormente il concetto, e nello stesso tempo ‘deistituzionalizzarlo’.
    Intanto, per aiutarmi nell’esposizione letterale, senza diagrammi ma con tanti ‘nodi’ possibili, userò queste notazioni in aggiunta al B (business, non specificato) e C (consumatore finale ed effettivo ‘fruitore’ dei prodotti):
    P = Produttore/i, a indicare l’insieme dei fornitori originali selezionati da Esperya, notazione abbreviata per P(1…n);
    E = Esperya (come brand, soggetto selezionatore e aggregatore di prodotti e produttori e hub centrale order-fulfilment).
    Per intendersi, quando mi riferivo al ‘backbone’ su cui puntare strategicamente l’eccellenza operativa di Esperya intendevo il modello P>E>C (a indicare sia il canale di esperyenza primario che il modello di fulfilment ‘fisico’, dove Esperya porta il prodotto a casa del cliente-consumatore).

    Che spazio potrebbe avere un B in questo contesto e quindi una ‘tratta’ di canale E2B? Paolo Tombolini ha messo in evidenza le problematiche di un possibile canale ‘lungo’ (per intendersi P>E>B>…>C), legate soprattutto all’impossibilità per B – dato il pricing diretto al consumatore da parte di Esperya – di conciliare prezzi competitivi su quegli stessi prodotti per il consumatore finale (o per la propria clientela B intermedia) e redditività (margine) per se’. E questo, aggiungo io (ma potrei essere smentito), anche nel caso di costi inferiori di trasporto per acquisti bulk, se fatti sempre via Esperya (nell’ipotesi che E voglia mantenere lo stesso margine di contribuzione e passare a B il puro minor costo di handling e trasporto vs home delivery). Sarebbe a questo punto ragionevole per B – come già ipotizzato da Paolo – fare piuttosto la propria selezione di prodotti ritenuti interessanti per la propria clientela e acquistare direttamente dai rispettivi P, tagliando fuori E.

    Questo come premessa generale e astratta. Ci sono pero’ tipologie di B – al di la’ della redistribuzione/rivendita – che potenzialmente rappresentano esse stesse delle modalità o luoghi di esperyenza e che per ciò stesso offrirebbero opportunità a C di fruire direttamente o indirettamente dei prodotti fuori dalla propria casa. Parlo di ristoranti e luoghi di degustazione in genere, in cui il valore aggiunto (trasformazione, servizio e location/ambiente) possono andare al di la’ di un mero confronto di prezzo, purché il valore e l’unicita’ del prodotto venga recepito e ritrasmesso da B. In caso contrario il confronto con prodotti e fornitori alternativi per consentire un set menu price competitivo con altre dineries o a più alta redditività sarebbe inevitabile.

    Sempre sull’E2B in generale – e salvo il caso in cui E controlli B o che B sia un online retail partner su piattaforma E (modello Amazon/eBay) – penso sia da aggiungere che E in quei casi perderebbe la visibilità di C (con tutte le informazioni e potenziali interazioni connesse). Per E cioè la catena si spezzerebbe a B. Poiché probabilmente (e in tutti i casi in cui questo dovesse avvenire) i C di B o dei suoi clienti potrebbero non essere altrimenti raggiungibili direttamente da E, l’E2B avrebbe comunque senso in termini di business. Credo pero’ che il valore strategico della visibilità/engagement/integrazione di C nel sistema di E, e quindi della catena completa P>E>C (torniamo al backbone) sia tale da rendere questo modello prioritario rispetto a qualunque modello con l’E>B di mezzo.

    Un discorso a parte merita il negozio (o negoZio), gia’ ampiamente trattato da Paolo e da Giank. Esposizione fisica locale sotto insegna Esperya abbinata a ordine & pagamento
    online e pick-up o home delivery (per tutti i C della comunita’ locale), sarebbero certamente servizi ‘enabling’ e a valore aggiunto per il consumatore finale. Che siano in franchising o in partnership o direttamente controllati da Esperya (per favore correggetemi sulle formule possibili), il controllo della (e la visibilità sulla) catena completa P>E>C sarebbe realizzata attraverso tante “e” locali, dove ovviamente ve ne fosse l’opportunità, per intendersi: P>E>e(1…n)>C. Avrei pero’ i miei dubbi sulla sostenibilità di uno shop o showroom fisico in termini di volumi e ricavi (quale che ne sia la forma e comunque allocati tra centro e periferia) vs costi d’esercizio, salvo che se ne limiti lo spazio o il tempo d’apertura o il personale allocato. Personalmente non credo che, ad esempio, una soluzione minimalista tipo shop-in-the-shop o ‘bancarella’ all’interno di uno shopping mall o di un grande food retailer funzionerebbe, salvo che per tasting events one-off. Ma questo non sarebbe compatibile coi servizi (per loro natura continuativi) che si vorrebbe assegnare ai negozi. A meno che non si tratti di semplici negozi o show-room, ma hubs dove il valore aggiunto sia altrove (punto su cui ritornerò). Correggetemi per favore se ho inteso male l’idea del negozio o se sto peccando di disfattismo o di minimalismo.

    Fine della premessa su B2C e shop. Vorrei a questo punto proporre qualche spunto di riflessione sul modello P>E>C e su come questo si possa sviluppare ‘beyond the backbone’. Secondo me – al di la’ di uno sviluppo quali-quantitativo di P (potenzialmente anche multi-country-of-origin) e di una possibile disseminazione fisica di E in tante “e” locali per sviluppo endogeno – una direttrice di sviluppo sulla quale Esperya penso abbia più possibilità di innovare e di competere vs modelli di e-commerce (food e non) pur di successo ma sostanzialmente tradizionali, sta proprio nel C, il consumatore finale. Gli spunti, alla rinfusa, sono questi:

    A) Beyond the backbone.
    Il backbone, su cui Esperya deve puntare all’eccellenza operativa, e’ di fatto un processo lineare, anzi ‘rettilineo’, come del resto per Amazon e altri mega-operatori. Nel caso degli altri la catena si ferma al cliente, con cui il dialogo può continuare con loyalty schemes e re-marketing, ma sempre one-to-one e con interazioni to-and-fro sostanzialmente lineari. E se invece Esperya estendesse il backbone e il C (individuale) diventasse a sua volta il nodo di catene (e transazioni) non solo e non necessariamente lineari? Resto per ora sull’astratto, ma penso a shapes come ventagli, triangoli, poligoni, ecc

    B) Esperya branding “experyences”.
    In un mio passato intervento ipotizzavo Esperya sia come brand che come enabler e integratore di “modalità di esperyenza”, e quindi delle possibili combinazioni del chi, del come e del dove la fruizione avviene, nonché i “canali” (i nodi e i processi) che le rendono possibili.

    C) Modalità di esperyenza.
    Solo qualche esempio, a rischio di essere banale:
    – Acquisto online, consegna a casa e consumo individuale;
    – Amici si scambiano esperienze sui prodotti;
    – Acquisto di gruppo, consegna individuale ad amico che tiene la ‘credenza’ per gli altri o redistribuisce;
    – Riunioni conviviali a casa di amici, con tasting prodotti;
    – Serate eno-gastronomiche in locale pubblico / wine bar / dinery organizzate da amici, con tasting e food education, ecc;
    – Amici mettono su – o organizzano a casa propria – un locale per vedersi, ascoltare musica, vedere cult movies, giocare a bridge, ecc, dove si servono prodotti Esperya, di cui tengono uno stock e che gli amici possono ordinare online;
    – Amici formano Esperya Club locale (non inorridiamo se lo fa Slow Food, niente a che vedere con tutto questo) per gestire assieme iniziative;
    – Esperya Club locale (o uno o piu’ membri in società) apre Esperya hub “fisico” (su template fornito da Esperya) per star bene assieme, avere quality time e gustare quality food e per eventi come quelli sopra, magari con minimo stock e home delivery facility ‘on demand’, anche per ristoranti e caffetterie locali;
    – Tante altre modalità possibili, da inventare “per passione” più che per “impresa”, ma al punto di rendere i confini tra C e B ‘blur’.

    D) Visibilità totale su C e sui processi, quale che sia la modalità di esperyenza.
    Quello che immagino e’ che Esperya, nel promuovere e facilitare le infinite “modalità di esperyenza” e le relative interazioni con e fra consumatori, fornisca la piattaforma informatica in cui l’identificazione dei C e le rispettive transazioni e comportamenti siano recorded. Ad esempio l’ordine o lo
    stesso acquisto o consumo al banco del consumatore individuale o membro del club presso di un particolare prodotto all’interno dell’hub sarebbe catturato attraverso la piattaforma (ammesso che non si contravvengano le norme relative alla protezione della privacy).
    A ciò si aggiunge la possibilità di feedback sul prodotto da parte di C, quale che sia stata la modalità di esperyenza, e sulla soddisfazione dell’esperyenza stessa.
    I benefici in un’ottica di marketing diretto e personalizzato penso siano ovvi.

    E) Comunità Esperya
    Corollario della visibilità a 360 gradi su C, sulle sue transazioni e interazioni reciproche (C2C) significherebbe in realtà una visibilità sull’intera “comunità Esperya” e consentirebbe di promuovere l’aggregazione e l’appartenenza di C individuali a gruppi vicini per location o anche remoti ma simili negli interessi.

    Insomma, oltre che nella ‘spina dorsale’ (backbone), credo che l’eccellenza e il vantaggio competitivo possano essere perseguiti nella gestione del ‘bacino’. 😉

    • #13155

      massimopuntob
      Partecipante

      Giuliano, al netto dei divertenti “mi sono capito da solo” seminati nei tuoi messaggi, a nome di tutti i clienti/addetti di Esperya ti ringrazio per la passione che ci metti e per una capacità di visione non comune.

  • #13153

    Giuliano Gnagnatti
    Partecipante

    Errata corrige su punto (C): “blurred”

  • #13154

    Giuliano Gnagnatti
    Partecipante

    Errata corrige su punto (D):
    Ad esempio l’ordine o lo
    stesso acquisto o consumo al banco dell’hub di un particolare prodotto da parte di un consumatore o membro del club sarebbe catturato attraverso la piattaforma (ammesso che non si contravvenga alle norme relative alla protezione della privacy).

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