Esperya realoaded: che fare?

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Questo argomento contiene 25 risposte, ha 22 partecipanti, ed è stato aggiornato da  dantedb 4 giorni, 2 ore fa.

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  • #38

    Antonio Tombolini
    Amministratore del forum

    Se leggi questo post, vuol dire che hai saputo. Hai saputo che Patrizia, mia moglie, e io, ci siamo ripresi Esperya. O meglio, Esperya ci è ricascata addosso. Il problema ora è: che fare?

    La prima ipotesi, ed era sinceramente la nostra, è semplice: niente. Ci siamo ripresi Esperya perché era una nostra creatura, e ci piaceva l’idea che tornasse a casa. Se volete un souvenir. Un souvenir a noi molto caro, ma un souvenir.
    Poi, quando è tornata a casa, qualcosa ha cominciato a muoversi nelle nostre pance, nei nostri cuori, nella nostra testa: e se invece ne facessimo qualcosa?

    Ebbene sì, vorremmo almeno provare a farci qualcosa. Poi magari finisce che torniamo all’ipotesi del souvenir, ma vogliamo provarci. Quali passi fare per decidere cosa farne e come farlo?

    Esperya nacque prima di Esperya: il sito che divenne pubblico nel febbraio 1998 era stato preceduto da lunghi mesi e anni di scambi, idee, cazzeggi, incontri anche de visu, che avevano un loro epicentro, quello che potrebbe essere considerato un forum dell’epoca: il newsgroup it.hobby.cucina (che sempre sia lodato).
    Mèmore di questo percorso di gestazione, Esperya non ebbe timore a mettere al centro della sua proposta esplicitamente commerciale proprio un forum, dove ciascuno poteva intervenire con suggerimenti, critiche, idee, complimenti e lamentele, e questo, per l’epoca, fece la differenza con tutto il resto, al di là della selezione dei prodotti che essendo fatta (modestamente) dal sottoscritto non sembrava così male.

    Ci siamo detti che provare a rimettere in vita Esperya assomiglia un po’ alla fase di scongelamento da un’ibernazione: sono passati quasi venti anni, il mondo è cambiato, l’Internet è cambiata, il mondo del food & wine è cambiato, noi siamo cambiati. Per questo abbiamo bisogno di capire cosa dell’Esperya di allora va ripreso e portato avanti, e cosa di nuovo gli è richiesto per esserci oggi, in questo mondo, in questa Internet, in questa realtà.

    Una prima cosa siamo convinti vada ripresa: non vergognarci di chiedere aiuto ai nostri amici, ripartendo proprio da qui, da un Forum, che ci fa piacere campeggi nella nuova homepage di Esperya, e da cui diciamo subito il nostro grazie a tutti quelli che vorranno esserne parte e darci una mano: grazie!

  • #13086

    Mariano
    Partecipante

    vent’anni …

  • #13087

    Pax
    Partecipante

    Internet point a Piazza Mare all’Arco (Gaeta). Vi andavo spesso spinto dalla curiosità di questo nuovo mondo, internet appunto. All’epoca avevo una fissa: lanciare la tiella di Gaeta. Mi imbatto in un sito con un nome molto bello, gestito da un certo Antonio Tombolini. La sede era Porto Recanati…Nel sito scopro che c’era anche Di Ciaccio, un gaetano che vendeva (e lo fa tutt’oggi) biscotti e altre prelibatezze. Ricordo che chiamai per proporre la tiella, e mi dissero che Antonio era al Cibus di Parma per fare l’assaggiatore (pensai, beato lui 🙂
    Conobbi cosi, vent’anni fa, Antonio, persona straordinaria e fuori dal comune, e Esperya, ovviamente.
    Oggi come allora (anzi, sicuramente più di allora, tempi pioneristici in cui le pagine si caricavano dopo 10 minuti 🙂 sono convinto che Esperya avrà un grande futuro 🙂

    Avanti tutta!!!

    Luigi Passerino

    • Questa risposta è stata modificata 1 mese fa da  Pax.
  • #13089

    cieffe27
    Partecipante

    Io non ho vissuto quell’avventura in maniera così diretta, ma dal racconto di chi invece ci ha partecipato ho conosciuto (per ora solo virtualmente) Antonio col quale mica sempre sono d’accordo su tutto ma che è garanzia di pensiero non banale da chi sa capire il mondo che verrà.
    Non so come funzionava allora la logistica e come vorreste farla funzionare oggi, so di sicuro che di luoghi di confronto e discussione sincera c’è sempre bisogno. C’è bisogno di luoghi di educazione, che la differenza nel cibo mica la fa un bollino (che anzi sono il male perché fanno credere sia tutto riducibile a burocrazia).
    Il cibo per molti è una passione, coinvolge tutti i sensi come pochi altri piaceri. Ho fiducia che Esperya possa diventare il primo sito che coinvolga tutti i sensi di chi si appassionerà a frequentarlo.

  • #13090

    Max Uggeri
    Partecipante

    Qualche vita fa ero un cliente (sicuramente early adopter, come è mia abitudine) di Esperya: ci ho comprato più volte, ne ho un ottimo ricordo. Poi si è “diluto” tutto, ho visto arrivare “la qualunque” e sono migrato su altri lidi, come Karasardegna, in grado di soddisfarmi.

    Incontriamoci, parliamone, buttiamo giù una lista della spesa e se vuoi io salto a bordo subito. <3

  • #13091

    carlopiasentin
    Partecipante

    Dalla periferia Nordest dell’Impero, ora come allora, presente!

  • #13092

    gianpaolo paglia
    Partecipante

    Per me e’ come un flash back di ritorno al futuro.
    Come sai con te io provo (quasi) tutto.
    Col vino non ci siamo trovati, magari qui ci possiamo riprovare.

  • #13093

    allembic
    Partecipante

    Non lo so, ma la notizia mi intriga, mi fa felice e mi stimola. Ci mangio sopra.

  • #13094

    daniele14
    Partecipante

    Antonio, esperya e’ stato un amore ti avevo seguito anche in vyta, ti seguiro’ ancora….in bocca al lupo ogni decisione prendiate

  • #13095

    paolotombolini
    Partecipante

    Cambierei il logo, per cominciare, magari chiedendo consulenza allo studio Pirella 🙂
    Poi, più di cosa fare e come farlo, che è sempre il tuo forte, preoccupati e scegli con cura chi porti in barca con te e come guidi la loro collaborazione nel progetto. Lì si può fare moooolto meglio (di allora).
    Per il resto, allora dicesti che ci volevano minimo 2 m di euro per rifare un’altra roba tipo Esperya 2. Per cui se ti butti di nuovo sullo stesso format, che tuttora nn è stato replicato, almeno ci vuole il doppio, 4 m. Se no, è un’altra cosa, tipo quella che ti mandai nel 2013. Magari rileggila se te la ritrovi, e ti viene in mente qualcosa. Ciao, P@olo

  • #13097

    Giorgio Brojanigo
    Partecipante

    Ciao Antonio, ciao tutti, ciao Gianpaolo 🙂 Non ho grande esperienza nel settore food e wine come “bottegaio” 🙂 quindi perdonatemi se scrivo cazzate 🙂 Non vorrei sbagliarmi ma credo che su Esperya feci il mio primo ordine online e l’idea che possa rinascere mi affascina molto. Avendo qualche esperienza nell’e-commerce credo che un primo tema per un Esperya Reloaded sia quello del tipo di clientela a cui rivolgersi. Una delle differenze principali rispetto a 20 anni fa è l’investimento necessario per raggiungere un traffico e un database utenti consumer sufficientemente grande da sostenere l’attività. Gli investimenti sono più che milionari e far partire quasi da zero un sito B2C, con un nome e un’esperienza che molti ricordano ma che non parte da una base cliente ad es offline, può essere veramente “capital intensive”. Non potrebbe essere un’idea avere un’Esperya più focalizzata sul B2B? Che abbia come sua mission portare a ristoratori e chef, italiani e internazionali, il meglio dei prodotti italiani (e non solo, non siamo mica sovranisti :-D) Non intendo con questo che non dovrebbe vendere al consumatore ma che il posizionamento e l’investimento dovrebbe essere indirizzato primariamente a una clientela meno numerosa ma con scontrino medio alto, più alta frequenza d’acquisto e probabilmente raggiungibile con budget inferiori. Vendere agli chef per attirare come effetto collaterale anche i tanti chef wannabe 🙂 My 5 cents
    P.S. se poi lo fai così mi puoi ringraziare con un 1% delle quote 😁

  • #13098

    Giorgio Brojanigo
    Partecipante

    Ovviamente era my TWO cents ma meglio abbondare che sei già in crowdfunding! 😁

  • #13099

    Luca Pinny
    Partecipante

    Esperya 20 anni fa era innovativa, quasi una rivoluzione/rivolta alla massificazione del cibo e alle pennete alla vodka et preveggente.
    Esperya 20 dopo deve essere ancora rivoluzionaria e preveggente.
    Sulla falsa riga d’espery molte cose sono nate, molte sono morte atre funzionano piu’ o mene bene.
    Proprio 2 o 3 settimane fa all’apertura qui a Parigi di eataly io e Luigi (Antonio sa di chi parliamo 😉 ) ci dicevamo che avrebbe potuto esserci Esperya al posto di Eataly.
    Ma di se e di ma si riempiono i fossi.
    Sono sicuro che Antonio ha aperto questa discussione perché non é ancora cosi vecchio dentro per sedersi sui ricordi (pur sempre piacevoli).

    Quindi che fare? non lo so ancora ma ancora oggi mi rode che l’esperienza di Esperya sia finita cosi’ quindi …..
    So un unica cosa che dovrà essere diversa, innovativa….
    Primadi tutto di cosa si occupera? Prodotti VERI? cibo? bevande? persone? relazioni?
    à bien Tôt

    • #13132

      Antonio Tombolini
      Amministratore del forum

      @Luca

      prodotti VERI?, cibo?, bevande?, prodotti?, relazioni?”

      E se fosse… ALL OF THE ABOVE? 🙂

  • #13100

    luigi
    Partecipante

    La cosa di cui sono piú orgoglioso è che “io c’ero”.
    1999 incontro Antonio e visito un locale di qualche decina di m2, la culla di Esperya.
    Ho vissuto quel periodo con esaltazione imparando da lui tutto sull’eccellenza italiana (ineguagliabile!) in fatto di cibo.
    L’incredibile simbiosi con Slow Food ed i saloni in Italia e in Europa dove eravamo la vedette.
    Come risposta quando ci chiedevano quali erano i nostri rapporti con Slow Food, qualcuno aveva coniato una bella metafora:
    Slow Food fa le feste ed Esperya porta le ragazze!
    Poi una crescita vertiginosa con l’arrivo dei soldi di freddi tecnocrati che peró hanno soffocato lo spirito di Esperya snaturandola irrimediabilmente.
    Senza contare la rapacitá dei corrieri internazionali che con costi assurdi non poco hanno contribuito alla crisi del modello economico.
    Pensare che oggi Eataly consegna in Europa con un costo forfettario di 6€50.

    Che fare oggi?
    Vedo cervelli che fumano perchè la voglia di rivincita è tanta.
    Concentriamoci su cosa non c’è e sulle voglie di tanti.
    Slow.
    Questo per me è il paradigma da cui partire.
    Dopo le ubriacature del fast and furious, anche le nuove generazioni scalano le marce, aprono il finestrino e cominciano a guardare il paesaggio.
    Chi viaggia fuori dai sentieri battuti, conosce la difficoltà di trovare un Agriturismo, un B&B con un offerta originale per un’esperienza autentica. Brutte sorprese salvo la garanzia del passaparola.
    L’ultima iniziativa di Esperya fu quelle di creare un’offerta di questo tipo. Partecipai ad un test con giornalisti di testate europee che fu alquanto convincente.
    Oggi c’è un’offerta ma frammentata ed inintelligibile. Tanti validi operatori che non hanno i mezzi e gli strumenti per sviluppare l’attività.
    Perché non inventare un AirB&B/Booking specializzato che accompagni questi operatori, aiutandoli a sviluppare l’offerta, cerificandone la qualità.
    Sviluppo dell’offerta?
    Si. Attività enogastronomiche, visita di piccoli produttori del comprensorio. Visite culturali. Escursionismo.
    Un package di attività, per chi lo desidera…
    Il dolce far niente per gli altri.

    Vi regalo anche il nome:
    Agrifoodismo

    Poi da cosa nasce cosa.
    Forniture di prodotti proposti ai clienti regolarmente, mini-saloni del gusto, eventi nelle città piú importanti…

    By

    NB
    Investimento iniziale contenuto:
    Sede, sito…

  • #13101

    MikeTommasi
    Partecipante

    Presente!

    Alle sagge parole di Luigi aggiungo: “l’arrivo dei soldi di freddi tecnocrati e dei guru ha soffocato anche lo spirito di Slow Food snaturandolo irrimediabilmente”

    Forse bisogna anche fare reset lì, trovando uno spirito slow rinnnovato, esente da quelle brutte cose che arrivarono circa 2003 e che mi spinsero ad abbandonare definitivamente SF, dopo anni di attività intensa: il militantismo fine a se stesso, il luddismo, il culto di guru affabulatori, il culto del soldo e quindi di Farinetti (non fraintendiamo, ammiro Farinetti), il culto dei media. Quel brutto atteggiamento di essere stufo di aiutare le produzioni locali, perchè se il resto del Carlin ormai va in vacanza in Messico che è più sexy del Molise, i media ti seguono e parlano ben più volentieri del caffè di Quaquatemando o del cacao di Txokorì che della patata Turkesa di Campobasso.

    Ma lasciamo stare SF, e passiamo oltre, please. (ogni tanto devo sfogarmi)

    Sono qui.

    ciao Antonio, un abbraccio

    Mike

  • #13102

    cadalnon
    Partecipante

    Ciao Antonio,
    quando ho visto la notizia, mi sono subito detta wow Esperya, wow Antonio is back! Su molte cose la penso come Mike, bisogna trovare la novità nell’antico, ricaratterizzarsi se si vuole partire a nuovo con un percorso interrotto.
    A disposizione sempre per brain storming & more… magari davanti ad un bel piattone fumante di qualcosa di buono!
    Un abbraccio Mariangela

  • #13103

    Cencimar
    Partecipante

    Ciao Antonio

    c’ero nel 1998 quando nacque e c’ero quando scrivesti quella email dicendo ch c’erano problemi di server.
    Quindi il mio contributo a che non resti un semplice souvenir è questo.

    Un luogo di eccellenza che non sia solo in rete ma che possa diventare fisico, dove comprare certamente (in rete), ma dove scambiare anche le espeienze, un luogo anche fisico che diventi un punto di cultura di educazione e perché no di formazione. Un incubatore intorno alla cultura del cibo per coloro che intendono sviluppare il prossimo elettrodomestico, la prossima app o lanciare la loro start-up farm. Un luogo non solo chiuso all’Italia ma che riesca a portare la cultura del cibo verso Est (ché negli US hanno già i fettuccini Alfredo). Ad Est perchè dalla Cina a Singapore la cucina e la cultura italiana viaggia a velocità inaudite.
    A disposizione!

    Marco

    • Questa risposta è stata modificata 1 mese fa da  Cencimar.
  • #13105

    Teresa De Masi
    Partecipante

    Eccomi qua, c’ero allora e posso mancare adesso?
    E di istinto, dico: allora esperya fu la risposta a persone come noi, che cercavano cibo vero senza riuscirci – ricordo ancora la tua prima *confessione*, quando lanciasti l’amo dicendo che la bottarga, in futuro, me l’avresti fatta trovare tu 😀 – oggi esperya dovrebbe fare un salto in avanti puntando alla generazione Instagram. Sì proprio quella dei selfie, degli influencer, delle chiare ferragni.
    Esiste lì un vuoto ed un bisogno, e lo vedo tutti i giorni per l’account che gestisco in cui racconto (o almeno ci provo) l’esperienza a Fico della pasta di Gragnano Di Martino. E da lì secondo me bisogna partire: da quel vuoto, che aspetta solo di essere colmato. Ed una nuova Esperya potrebbe porsi come lo strumento perfetto per farlo: strumento culturale, innanzitutto.
    Non aggiungo altro, perche’ non voglio essere troppo prolissa. Anche perché chi c’era lo sa: il di più viene dal Maligno. 😀

  • #13125

    Giuliano Gnagnatti
    Partecipante

    Ciao Antonio. Ho amato Esperya quando l’avete creata e cresciuta, quando era “fuori della legge” e l’avevo eletta a benchmark per il Food & Wine del mio sito/sogno di allora (stessi tempi eroici di Internet 1.0). Ho sofferto quando vi e’ stata tolta e sono strafelice che ve la siate ripresa. Io ci sono, se posso contribuire, pur da dinosauro del web (e neppure ‘social’).
    Butto solo giu’ qualche ipotesi e qualche nota alla rinfusa. L’ipotesi di base (correggimi/correggetemi se troppo limitativa) e’ che Esperya continui a proporsi di rendere possibile/fruibile/facile l’esperienza anywhere (in senso lato, che qui chiamerò “esperyenza”) di prodotti enogastronomici autentici, tracciabili, eccellenti (da definire) e in qualche modo unici/non fungibili (please add or delete as required). Il corollario alla fruibilità ubiquitaria (e per la self-sustainability di Esperya come business) e’ che il ‘backbone’ ne sia nuovamente una piattaforma e-commerce (catalogo online, order processing, secure payment) supportata da un sistema di fulfilment piu’ o meno integrato/distribuito (supply ordering, warehousing, despatch, home delivery) che sia efficace ed efficiente sotto il profilo operativo e della soddisfazione del cliente. Ora, pur aspirando all’eccellenza su tutti gli anelli della catena (unicità, qualità e tracciabilita’ prodotti; contenuti; user interface; fulfilment) – eccellenza che Esperya aveva a suo tempo conseguito – sarebbe difficile competere oggi SOLO sul modello e-commerce B2C di base, come già rilevato in questo forum. La già menzionata proliferazione di siti e-commerce specialisti (food & wine) da un lato, la crescente dominanza di mega-players generalisti o meta-settoriali dall’altro (Amazon nell’e-tailing) e, in parallelo a questi cambiamenti nello scenario competitivo, il costo crescente dell’online advertising (ricordate quando pubblicizzare sullo shop di Google era free of charge?) sono fra i fattori critici per una re-entry centrata solo su quel modello. E’ stata menzionata in proposito l’ipotesi alternativa di un modello B2B destinato all’acquisto ‘professionale’ con transazioni più grandi e più frequenti, che potrebbe essere una delle strade, ma che vedrei come un caso particolare di un modello più ampio e aperto. Penso ad una molteplicità di “modalita’ di esperyenza” (in termini di tipologia cliente/i, modo di uso/consumo/condivisione/interazione e luogo di fruizione) e di “canali” (catene di nodi attraverso i quali transazioni avverrebbero per rendere possibile una certa modalita’ d’esperyenza), tutte centrate sul backbone principale (catalogo, ordine, pagamento, fulfilment) in cui si verrebbero ad innestare e che di fatto possono estendere (nei canali ‘lunghi’) in una catena di transazioni successive. Esperya sarebbe il brand di tutto questo, non solo il ‘backbone’ o un sito web, ma anche l’aggregatore, facilitatore (by making it possible and easy) e integratore di una molteplicità di modalità di esperyenza e di canali. Il che potrebbe includere anche luoghi fisici di tasting e dibattiti cultural-gastronomici con brand Esperya, come suggerito in questo forum. Penso anche a bancarelle e presenza nei farmer markets o food festivals, Esperya on the road insomma. Spero di non aver messo troppa carne al fuoco…
    In bocca al lupo.

    • #13130

      Antonio Tombolini
      Amministratore del forum

      @Giuliano, solo per dirti che da questo tuo intervento è nata una bella riflessione tra di noi che metteremo a frutto fin da subito nella architettura di Esperya /Reloaded. E “Blockchain”, sia nel suo senso più strettamente tecnologico, che come ispirazione, è la parola al centro che guiderà il nostro lavoro nel delicato processo di uscita dallo stato di ibernazione cui Esperya è stata sottoposta 🙂

  • #13131

    Giuliano Gnagnatti
    Partecipante

    Grazie Antonio, mi fa un immenso piacere. Seguiro’ con attenzione la rinascita (o reinvenzione) di Esperya. Count me in, per qualsiasi cosa.

  • #13135

    Maria Ferdinanda
    Partecipante

    Ciao Antonio, chi si rivede! Ti ricordi di Metacibica?

    Mi pare che la risposta al “che fare” traspaia dal tuo ultimo intervento. Comunque mi permetterò di scoprire l’acqua calda: prodotti alimentari tracciati con la blockchain in tutte le fasi di produzione e trasformazione. E’ ciò che gli altri non hanno e che garantisce sia la fiducia sia la disintermediazione

  • #13136

    andreabez
    Partecipante

    mi infilo qui per fare una domanda su cibo e blockchain.
    sono solo io che penso che la blockchain alla fine non riesce a garantire quello di cui ci sarebbe bisogno sulla filiera del cibo, se non solo avere certezza del QUANDO una cosa/transazione/fase produttiva è avvenuta?

    grazie
    ab

  • #13138

    Nane Cantatore
    Partecipante

    Dalle molte riflessioni lette finora, mi sembra che ci sia un generale tentativo di pensare “out of the box”, che è proprio quello che ci serve. Bene, allora cominciamo a vedere che cos’è questa scatola: per me, la scatola è lo store classico, il modello del negozio in cui si trovano merci di vario genere. Può essere il megastore di Amazon o il sito specializzato in prodotti tipici di Montelupino di sopra, ma l’idea è sempre quella: vieni da me e trovi delle cose in vendita.
    Credo che sarebbe utile, invece, ripartire un vecchio ragionamento di Antonio ai tempi del forum, quello della piazza. Provo a spiegarmi: Esperya reloaded fornisce una serie di servizi (la backbone di Giuliano) a produttori, consumatori e trasformatori (ristoranti e altre strutture) per farli lavorare meglio e farli incontrare e interagire. Un esempio (anche questo di Antonio): c’è una bella forma di Parmigiano 96 mesi, ma per aprirla il produttore vuole che almeno un terzo sia già venduto; bene, si usa Esperya come una sorta di crowdfunding e, una volta raccolta le quote, si apre, si impacchetta e si spedisce (ovviamente con la nostra piattaforma).
    Insomma, mi immagino Esperya come un connettore di relazioni e un facilitatore di esperienze, con la blockchain come tecnologia enabling per tracciare tutti gli scambi, identificate tutti i soggetti (persone associazioni gruppi eventi merci) e gestire anche le transazioni monetarie interne (verso euro nel mio wallet, gestisco le transazioni in token, ricevo token quando vendo qualcosa, prelevo euro dal wallet). Accanto a questo, un altro aspetto chiave, quello della selezione: qui si trova la roba *che ci piace*: entrano solo prodotti approvati (con relativa registrazione on chain di assaggio e valutazione, su cui ognuno può dire la sua). Ovviamente, chi è dentro può proporre, valutare le proposte altrui, portare amici, organizzare cose, produrre contenuti e ricevere una remunerazione in token.
    Una soluzione del genere potrebbe anche prestarsi bene per la raccolta di finanziamenti, sia per l’effetto ficaggine di un modello nativo sulla blockchain, sia perché una roba del genere funziona molto bene con un modello di crowfunding/ICO. Non solo: partire in questo modo, con una struttura fortemente partecipativa, ci permette di progettare una crescita molto gestibile, in cui le risorse arrivano in parallelo allo sviluppo della rete. Ciò risolverebbe anche il problema della massa finanziaria necessaria a partire.

  • #13140

    dantedb
    Partecipante

    Beh, la prima cosa da fare sarebbe modificare il titolo del thread: si scrive reloaded…
    La seconda, ma la prima per importanza, è rivolgere un caro, carissimo, commosso saluto ad una colonna del “furum” (cioè il forum che fu). La mimosa di Vicopisano, presente in quasi ogni suo messaggio, io, non l’ho mai vista, ma ho conosciuto Nicola Bovoli, la sua passione, la sua disponibilità, il suo entusiasmo infinito per Esperya. Che lui oggi non sia qui con noi è un peccato.
    La terza… parlavo, Antonio lo sai, di Esperya a casa di quell’impareggiabile ospite ed insuperabile produttore di olio che è Ciccio Pellegrino. Non c’era stata prima, non c’è stata dopo, una cosa simile.
    Quando Massimo oggi mi ha dato la notizia, il cinico sorriso che ormai credo accompagni tutti noi vent’anni dopo, ha visto ha perso parte del suo cinismo.
    In sintesi… io ci sono, vediamo che succede.
    Per ora, basta cosi: bentornati a tutti, foss’anche solo per poco (ma, considerata la concorrenza, non vedo perchè dovrebbe essere per poco).
    Ciao,
    Dante

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